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Conferenza

PROGETTI DI CIVILTÀ DELL'AMORE IN SAHEL

Documento tratto dalla conferenza del 14 dicembre 2007

Gentilissime Signore, Distinti Signori, anche in nome del nostro Presidente, l’Em.mo Cardinale Paul Josef Cordes, Vi porgo cordiale saluto di benvenuto nella sede del “Pontificio Consiglio COR UNUM per la promozione umana e cristiana”.
Abbiamo accolto con grande piacere l’iniziativa del Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore di riunirvi qui, presso il Dicastero della Carità del Papa, per coinvolgerVi , in prima persona ed in rappresentanza delle vostre aziende, in un programma ambizioso e stimolante, che auspichiamo fecondo di frutti a beneficio delle popolazioni del Sahel e per quanti vorranno sostenerlo.
La vostra presenza testimonia la vostra curiosità ed il vostro interesse personale ed aziendale per un’intrapresa in certo modo originale ma sicuramente concreta, tesa a mettere in atto programmi più volte enunciati anche nei Fori più solenni, ma troppo raramente messi realmente in atto. Non sfugge, infatti, a nessuno come gli impegni assunti dai governi di destinare lo 0,7/% del PIL alla cooperazione allo sviluppo siano andati disattesi. E ciò vale in particolar modo per l’Italia, che ha raggiunto appena lo 0,1/1000. A fronte di ciò, è cosa consolante che numerose associazioni ed organizzazioni di carattere privato, sorte nell’ambito cristiano, si siano fatte carico di impegnarsi – con la generosità di tanti benefattori – a riempire in qualche modo tale lacuna. E fra queste c’è il Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore, che ringraziamo ed incoraggiamo di cuore.
In tutto questo, potreste forse domandarvi: “e Cor Unum che ci azzecca?”, parafrasando un detto di un esponente politico italiano, diventato famoso.
Il Pontificio Consiglio Cor Unum fu istituito dal S.d.D. Papa Paolo VI il 15 luglio 1971 con la missione principale di armonizzare le numerose inziative sorte in ambito ecclesiale in favore delle popolazioni in via di sviluppo e di quelle colpite da calamità naturali o provocate dall’uomo, al fine di ottimizzare le impari risorse disponibili e recare il più possibile ai poveri la testimonianza concreta della Carità di Cristo. Il S.d.D. Papa Giovanni Paolo II affidò poi a COR UNUM due Fondazioni, l’una, denominata Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, destinata a sostenere progetti in 9 Paesi dela Regione (Burkina Faso, Cabo Verde, Ciad, Gambia, Guinea Bissau, Mali, Mauritania, Niger e Senegal), e l’altra, denominata Fondazione Populorum Progressio, istituita per la promozione umana e cristiana delle popolazioni indigene, meticce ed afroamericane contadine povere dell’America Latina. Papa Benedetto XVI, nella Sua Enciclica Deus caritas est, ha affermato “E’ stato quanto mai opportuno che il mio venerato Predecessore Paolo VI abbia istituito il Pontificio Consiglio Cor Unum quale istanza della Santa Sede responsabile per l’orientamento ed il coordinamento tra le organizzazioni e le attività caritative promosse nella Chiesa cattolica” (n. 32).
Al di là di tale funzione, Cor Unum è anche il Dicastero della Carità del Papa, il quale presiede all’Assemblea Universale della carità. Esso esercita tale missione specialmente in occasioni di gravi calamità, ma anche, quando gli è possibile, a sostegno di progetti di promozione umana e cristiana, che resterebbero inascoltati senza il suo intervento. Dal 1971 ad oggi, la stima degli aiuti erogati da Cor Unum in nome del Papa e per la generosità di spontanei benefattori raggiunge i 30 milioni di Euro.
Vi ho brevemente sintetizzato quello che noi siamo o ci sforziamo di essere. Vi ringrazio per l’attenzione, e vi auguro un fecondo lavoro.
Prima di addentrarci nella presentazione dei Progetti nel Sahel, desidero illustrarVi sia pur brevemente la storia della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel.
Nel maggio del 1980, il S.d.D. Papa Giovanni Paolo II volle dare inizio ai Suoi viaggi Apostolici in terra d’Africa, proprio nella regione più povera, appunto quella subsahariana, da tempo esposta agli insulti della siccità, della desertificazione e della fame. Il 10 maggio, in Ouagadougou (Burkina Faso), durante la Sua omelia lanciò accorato e solenne appello alla Comunità Internazionale, alle diverse istanze ecclesiali ed a tutti gli uomini di buona volontà in favore di quelle martoriate popolazioni. Nel novembre dello stesso anno, nel corso del Viaggio Apostolico dello stesso Pontefice in Germania, la Conferenza Episcopale tedesca mise a Sua disposizione il frutto di una speciale colletta: 30 milioni di Marchi per le popolazioni del Sahel.
Nel 1984, dopo approfonditi studi che hanno coinvolto i Vescovi della regione allora guidati dal compianto Cardinale Pul Zoungrana, Arcivescovo di Ouagadougou, fu presa la risoluzione di istituire una speciale Fondazione che prese il nome Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel. Questa ebbe come capitale iniziale la somma di 20 milioni di marchi, 10, infatti erano stati utilizzati per le emergenze dl 1980 in Kenya ed in altri Paesi africani. Scopo della Fondazione era quello di sostenere i progetti di lotta contro la siccità e la desertificazione, provenienti dalle comunità locali.
Gli statuti ed i regolamenti della Fondazione prevedono che i progetti vengano finanziati dal reddito prodotto dal capitale, progressivamente ampliato dal 10% del reddito da esso prodotto. Anche se i tassi elevati del tempo favorivano un buon reddito, l’importo disponibile era del tutto impari ai bisogni presentati alla Fondazione. Così la Conferenza Episcopale Italiana decise di sostenere questa iniziativa del Papa, destinando all’impresa un cospicuo contributo annuo, che ha consentito alla Fondazione di finanziare ogni anno circa duecento progetti per l’importo di circa 2 milioni di Euro.
I progetti annualmente presentati alla Fondazione superano il numero di duecentocinquanta. Mentre una ventina di progetti non rientrano nell’ambito statutario della Fondazione, una trentina, pur meritevoli, rimangono senza finanziamento per mancanza di fondi. Essi riguardano principalmente il settore idrico e sanitario, la riforestazione, la costituzione di orti familiari, la formazione di personale specializzato nella lotta contro la siccità e la desertificazione, la formazione di animatori di comunità etc.
Nel 2004, nell’ambito della celebrazione delle Giornate della Cooperazione Italiana allo Sviluppo, la Direzione Generale del Ministero degli Affari Esteri (MAE) coinvolse COR UNUM, le Pontificie Opere Missionarie, la Caritas Italiana, la FOCSIV ed il Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore in uno speciale incontro che si svolse i 7 novembre presso la Pontificia Università Urbaniana, destinato alla illustrazione di programmi ed esperienze concrete di cooperazione con Paesi in Via di Sviluppo. In quella circostanza, la Direzione del MAE rimase colpita dall’esperienza proposta dal Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’amore e si ripromise di sostenerne l’azione. Dopo quell’incontro, il Comitato fece propri i progetti non finanziati dalla Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel nella sessione del suo Consiglio di Amministrazione riunitosi nel febbraio del 2004. La Direzione del MAE promosse successivi incontri al Ministero per mettere a punto la formulazione di tali progetti secondo le direttive e caratteristiche europee. I tempi, ahimé, si sono allungati e, proprio quando sembrava di essere nella dirittura d’arrivo, sono intervenuti alcuni importanti cambiamenti, portando al blocco di ogni erogazione. Così le comunità interessate, nelle quali s’era riaccesa la fiammella della speranza, sono rimaste, com’è immaginabile, profondamente deluse. Ma il Comitato non ha disperato... ed oggi siamo qui con voi, facendoci volta ancora facendoci voce di chi non ha voce.
Questo pomeriggio, il Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore ci propone quegli stessi 13 progetti, da realizzarsi in Burkina Faso (5), in Senegal (5), nel Chad, nel Mali e nella Gambia. Essi riguardano diversi settori: micro-credito, formazione della donna, scuole, agricoltura, produzione alimentare, formazione artigianale agricola, allevamento, formazione di gruppi di donne nella gestione di attività produttive di reddito.
Su questi progetti, il Comitato, forte delle sue positive esperienze condotte in collaborazione con Artigiancassa e con imprenditori Artigiani, attira l’attenzione lungimirante e concorde di aziende artigiane, imprese e banche, perché si possa realizzare una feconda sinergia di intenti e d’azione. Non sta certo a me di indicare le forme concrete di tale collaborazione; tuttavia me ne risaltano davanti agli occhi i favorevoli contorni:
- Penso al coinvolgimento degli artigiani, che possono mettere a disposizione i loro mezzi e la loro professionalità specialmente nel campo della formazione professionale;
- Penso al mondo del Credito, che potrebbe finanziare secondo criteri di un’autentica etica gli artigiani stessi;
- Penso alle Aziende, alle Fondazioni Bancarie, alle Banche stesse, etc.,che potrebbero devolvere parte dei loro utili alla realizzazione concreta dei progetti;
- Penso, soprattutto, ai risultati che ne potrebbero venire.
Se una tale pratica di aiutare le persone là dove si trovano si estendesse, sarebbe un contributo davvero notevole al superamento del fenomeno della migrazione, specialmente quella clandestina. Se si riaccende e si motiva la speranza delle popolazioni in difficoltà, si contribuisce in modo positivo alle speranze di pace. Se si spende in formazione si aiuta il processo di una sana globalizzazione. Se si mantiene l’attuale stato di cose, di estrema contrapposizione tra ricchezza e povertà, quale sarà il punto di arrivo? E’ pur vero che c’è chi dalle guerre e dagli assalti del terrorismo si arricchisce, ma fino a quando? Non conoscete né il giorno né l’ora, ci ammonisce Cristo stesso.
Tutto questo mi spinge a sollecitare il vostro generoso apporto, che contribuirà anche a modificare in senso positivo la percezione che diffusamente si ha in senso negativo specialmente delle entità finanziarie.
Infine, voglio esortarVi a leggere e meditare l’Enciclica Deus caritas est, che troverete nel volume che abbiamo il piacere di donarVi. Vi troverete le motivazioni concrete per fare bene il bene.
Vi ringrazio per l’attenzione.

Mons. Karel Kasteel - Segretario del Pontificio Consiglio Cor Unum