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UNA SPERANZA PER IL SAHEL

Un «piano Marshall» contro la povertà della regione africana del Sahel. È questa l’ambizione del programma messo a punto dal Comitato di colle- gamento dei cattolici per una civiltà dell’amore per contribuire allo sviluppo di una delle zone più povere del mondo: 13 progetti, dal valore complessivo di oltre 630mila euro, studiati, in particolare, per promuovere formazione professionale, istruzione ed imprenditoria. Ma non solo.
Tra le iniziative che il Comitato vuole realizzare in Africa c’è anche la costruzione di una condotta d’acqua per l’irrigazione dei campi di una missione senegalese. E, ancora, l’acquisto di computer e materiali audiovisivi per una piccola comunità del Burkina Faso.
Fiore all’occhiello del programma sono i progetti dedicati all’imprenditoria femminile. «Sono le donne – spiega Giuseppe Rotunno, segretario nazionale dell’associazione che lavora per favorire il contatto tra gli istituti missionari di tutto il mondo e i donatori – che in zone povere come quella del Sahel trainano l’economia domestica e producono reddito». È questo il motivo che ha suggerito, per esempio, il progetto voluto per aiutare le giovani contadine di Lìmania, nel Burkina Faso, a produrre burro di karitè. Nello stesso Paese, ma a Dedougou, il Comitato vorrebbe poi avviare 12 diversi gruppi femminili d’impresa.
«Favorire lo sviluppo della popolazione locale – continua Rotunno – è una sfida che deve fare i conti con tanti bisogni e risorse impari». Il segretario nazionale dell’associazione, a questo punto, coglie l’occasione per sottolineare la necessità, sempre più incombente, di coinvolgere l’imprenditoria italiana nei progetti destinati al Sud del mondo. «Le imprese che fanno donazioni a favore delle associazioni di promozione sociale – spiega – godono di vantaggi fiscali e rafforzano la propria immagine nel pubblico». Eppure, dati alla mano, il Comitato dimostra come in Italia le donazioni provengano più dai privati che dalle imprese.
«Nel 2006 – dice Vincenzo Scalia, collaboratore della Onlus – le aziende hanno donato 30 milioni di euro, mentre la cifra devoluta dai singoli cittadini è di 1,3 miliardi di euro». La speranza dei volontari cattolici è che le donazioni provenienti dal mondo dell’imprenditoria possano crescere.
E che i progetti per il Sahel possano trovare dei finanziatori (microprogetti@fastwebnet.it).
A ribadirlo è anche Maria Romana De Gasperi, figlia dello statista trentino nonché presidente onorario dell’associazione, che sottolinea l’importanza di coinvolgere nei progetti per lo sviluppo del Sud del mondo anche nuove risorse umane. «Come i disoccupati italiani over 40», spiega.
È nei 700mila professionisti che sono rimasti senza lavoro a 40 anni che i volontari del Comitato guardano per individuare i «mediatori culturali» a cui affidare la ricerca di fondi per i microprogetti. E un nuovo lavoro.

Angela Napoletano - Avvenire del 03/11/07