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Progetti per il Sahel

Da quando è stato avviato, nel 1986, il Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell'Amore ha dato vita a oltre 23 mila micro-progetti di sostegno ai paesi più poveri, appoggiandosi operativamente ai missionari cattolici sul posto, destinatari e garanti del buon fine delle donazioni. Tra essi spiccano le "adozioni a distanza" (12685), quelle scolastiche (3864), piccoli centri sanitari e dispensari (2139), opere sociali varie (1308), progetti scolastici e di istruzione (995), fornitura di attrezzature agricole (882), alimentazione (633), laboratori artigianali (150), pozzi e acquedotti (173) e l'erogazione di settimane lavorative per "papà del sud del mondo" presso le missioni (in totale 13859). Si tratta di una mole di attività considerevole, resa possibile per la generosità di miriadi di donatori singoli, e - ultimamente - per il coinvolgimento di imprese artigiani, industriali, banche. L'ultima iniziativa, presentata nei giorni scorsi, riguarda un piano di azione nel Sahel (il territorio che comprende tra gli altri gli stati africani di Ciad, Mali, Senegal, Gambia e Burkina Faso) in accordo con il Pontificio Consiglio "Cor Unum" e importanti realtà aziendali quali "Artigiancassa". Qui di seguito l'illustrazione delle iniziative in programma.

GLI ULTIMI PROGETTI

"Inauguriamo con le aziende oggi l'inizio sistematico di un piano di aiuto allo sviluppo sostenibile, possibile nell'Africa e in particolare nel Sahel, con progetti della Fondazione Giovanni Paolo II": con queste parole GIUSEPPE ROTUNNO , segretario generale del "Comitato Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell'Amore", presenta i progetti di un "Piano di intervento nelle Missioni dell'Africa", concordato con il Pontificio Consiglio "Cor Unum" tramite la "Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel", suo braccio operativo, e realtà aziendali e produttive, tra cui "Artigiancassa" come capofila. In cantiere ci sono, tra gli altri, corsi per la formazione professionale, scolarizzazione di bambini, irrigazione, rimboschimenti, zootecnia, produzione di burro, risparmio e credito, materiali informatici e audiovisivi. Rotunno sottolinea che questi interventi - tredici in tutto, costo stimato di 630 mila euro, rivolti a comunità e missioni dei paesi del Sahel - "mirano ad avviare attività lavorative tramite le missioni sul posto e possono costituire un'ottima esperienza di mondialità su base etica per le nostre aziende e banche, sempre più chiamate ad affrontare il mercato globale". "Del resto - prosegue - proprio Artigiancassa e Terni Research hanno già sperimentato negli anni scorsi l'avvio di microimprese in Costa d'Avorio e di impianto solare in Burkina Faso; si è trattato di primi esempi di interventi mirati ed appropriati che da oggi proponiamo a molte altre aziende e banche".

LA FONDAZIONE GIOVANNI PAOLO II PER IL SAHEL

L'organismo vaticano che fa capo a "Cor Unum" (insieme alla "Fondazione Populorum Progressio" per l'America Latina) annualmente finanzia circa 200 progetti nell'ambito della lotta contro la siccità e la desertificazione in Africa. I fondi, accanto a una dotazione propria, provengono in buona parte anche dalla dotazione per gli "Interventi caritativi a favore del Terzo Mondo", gestiti dalla Cei tramite un apposito comitato. Da quando fu istituita nel 1984, la fondazione ha realizzato oltre 4 mila progetti per un importo complessivo di oltre 30 milioni di euro. Voluta da Papa Giovanni Paolo II che all'inizio del suo pontificato cominciò a visitare i paesi del Sahel, restando colpito dalla grande povertà e dall'estendersi della "desertificazione", la fondazione che porta il suo nome è così chiamata a un grande compito: quello di indicare - come ricorda il segretario di "Cor Unum", mons. KAREL KASTEEL - la sfida grandissima per lo sviluppo dell'Africa sub-sahariana, quale obiettivo di rilievo per quanti hanno a cuore le sorti dei popoli più poveri.

VANTAGGI PER AZIENDE E SOCIETÀ

Ma quali potrebbero essere i "vantaggi" per le aziende e banche italiane che partecipino a una iniziativa di solidarietà di questo genere? Secondo Rotunno sono notevoli: "Puntare a realizzare micro-imprese e servizi allo sviluppo nei paesi più poveri del mondo - risponde - potrebbe dare luogo a risultati inaspettati per le aziende benefattrici. Basti pensare alla gratitudine e speranza di sviluppo nelle popolazione locale beneficiata. Inoltre ne trarrebbe giovamento il 'bilancio sociale' delle imprese, con un coinvolgimento creativo del personale aziendale sul progetto. Accanto alla detrazione fiscale fino a un importo massimo di 70 mila euro, bisogna poi considerare il meccanismo di creazione di opportunità di impiego per personale e professionisti ultra-40enni, specie tra coloro che possono essere rimasti senza lavoro in Italia a seguito di crisi aziendali e ristrutturazioni. Queste persone posseggono potenzialità lavorative in grado di essere poste a servizio di processi di sviluppo nei paesi più poveri". Di questo parla anche GIANFRANCO VERZARO , direttore generale di "Artigiancassa". "Il nostro intervento con il Comitato Cattolici in Costa d'Avorio - spiega - ha consentito la nascita di una trentina di imprese locali, tra sartorie, pasticcerie, centri servizio con computer, copisterie, oltre al sostegno all'offerta didattica delle suore Clarettiane ad Abidjan. Sono stati creati oltre 60 nuovi posti di lavoro che non sono poca cosa in un paese in via di sviluppo: vogliono dire redditi, ricchezza che si forma, tradizione artigiana, l'inizio di un percorso di crescita".

Luigi Crimella - SIR