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Avvenire

L’AFRICA CHIAMA SAHEL. Solidarietà italiana
per la sua sete di speranza

La mano tesa dall’Italia a una delle regioni più povere dell’Africa, il Sahel, arriva dal mondo dell’imprenditoria. A distanza di cinque mesi dalla presentazione dei tredici progetti che il «Comitato di collegamento dei cattolici per una civiltà dell’amore» ha messo a punto per lo sviluppo della regione a sud del Sahara, sono quattro le iniziative che hanno trovato un finanziatore. Grazie al contributo di un anonimo industriale milanese, ad esempio, in una missione del Senegal verrà presto realizzato un impianto di irrigazione. Con il contributo di tre realtà imprenditoriali italiane (la banca Artigiancassa, il gruppo Terni Research e la società agricola di Annibale Rossi di Meledana) è stato invece possibile «adottare» i progetti grazie a cui il Burkina Faso avrà, dopo l’impianto fotovoltaico già realizzato nei mesi scorsi, una banca per i cereali e dodici piccole imprese femminili.
Questi i primi passi. La strada resta però in salita: ci sono ancora undici progetti che attendono finanziatori. Il valore complessivo delle iniziative che, oltre al Burkina Faso e al Senegal, coinvolgono anche Ciad, Gambia e Mali supera i 550 mila euro. A dirlo è il prospetto che il Comitato ha messo a punto con la Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel che, con il coordinamento del Pontificio Consiglio Cor Unum, dal 1984 sostiene – proprio in quell’angolo dell’Africa nera – progetti di lotta contro la siccità e la desertificazione.
Gli interventi proposti dal Comitato, associazione nata proprio nell’intento di favorire il contatto tra gli istituti missionari di tutto il mondo e i donatori, appartengono infatti a quella lista di progetti che la Fondazione intitolata a Papa Wojtyla non può finanziare per mancanza di fondi. «Il Comitato – spiega Giuseppe Rotunno, segretario generale dell’associazione – le ha per questo 'adottate'». È così che nasce quella «feconda sinergia d’intenti e d’azione», per usare le parole di Karel Kasteel, segretario del Pontificio Consiglio Cor Unum, con cui diventa possibile «aiutare le persone là dove si trovano». Il prelato olandese si augura che la collaborazione a sostegno del Sahel possa coinvolgere, in misura sempre crescente, le aziende artigiane, le imprese e le banche. «Se si riaccende e si motiva la speranza delle popolazioni in difficoltà, si contribuisce in modo positivo alle speranze di pace – sottolinea Kasteel – superando, tra l’atro, fenomeni come quello delle grosse migrazioni».
A testimoniare la speranza riaccesa nel Sahel dai progetti del Comitato ci sono le immagini girate in Burkina Faso da Mario Bernasconi, volontario dell’associazione, durante un viaggio realizzato all’inizio dell’anno. Sullo schermo della sala che, nella sede del dicastero vaticano, riunisce i rappresentanti delle aziende che hanno finanziato i primi progetti, scorrono le immagini dei pannelli solari appena installati nei villaggi. «Abbiamo portato così l’elettricità a farmacia, laboratori tessili, dispensari e locali destinati alle donne in maternità», spiega il volontario. Al di là delle immagini, la gioia della vita che ricomincia a partire da un impianto fotovoltaico, da un pozzo o da un laboratorio per la produzione del burro di karitè sembra che non possa essere raccontata. «Bisogna andarci – spiega Bernasconi – per toccare con mano prima la povertà, poi le opere realizzate. È così che si rafforza l’idea di portare avanti i progetti». «Quella del Sahel – conclude Rotunno – rappresenta una bella sfida per l’Italia, un laboratorio in cui imparare ad affrontare i problemi secondo un’ottica più creativa e risolutiva».
Realizzati sistemi d’irrigazione e impianti fotovoltaici grazie al sostegno di alcuni imprenditori.

Le iniziative. Dalla formazione alle infrastrutture, percorsi di crescita

La gamma dei progetti messi a punto per lo sviluppo del Sahel va dalla realizzazione di infrastrutture alla formazione professionale, passando per scolarizzazione e rimboschimento. Ma non solo. Per il Burkina Faso è stato pensato un programma (del valore di quasi 25 mila euro) che porti nei villaggi anche materiale informatico e audiovisivi. L’iniziativa, nel dettaglio, consentirà alla giovane comunità di Nouma di implementare i servizi territoriali di comunicazione e di sostenere le attività di un organo d’informazione chiamato «Kontigiya».
Ha un valore di circa 8 mila euro, invece, il progetto per la popolazione contadina femminile. Nel villaggio di Lìmania verrebbe creato un laboratorio per la produzione del burro di «karitè». Stando alle trattative in corso, quest’ultimo progetto potrebbe essere «adottato» da Alessandra Savelli, imprenditrice romana.
Tra le iniziative più costose da realizzare ci sono quelle per Ciad e Senegal dove il Comitato vorrebbe attuare, rispettivamente, un progetto dedicato al credito e al risparmio (96 mila euro) e uno finalizzato alla diversificazione della produzione agricola e alla fertilizzazione dei campi destinati al foraggio (62 mila euro). Il progetto per il Mali, ancora, punta alla formazione femminile e alla scolarizzazione dei più piccoli. La speranza legata a un’iniziativa che vale oltre 33 mila euro è quella di ottenere un miglioramento del livello di alfabetizzazione nella generazione successiva.

Angela Napoletano - Avvenire del 19 marzo 2008