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SOLIDARIETÀ: Aziende per il Sahel

Civiltà dell'Amore e Convivium Africa

Martedì 9 dicembre si è tenuto a Roma il convegno "Oltre la crisi la speranza. I risultati delle aziende per il Sahel con i progetti di Civiltà dell'Amore", promosso dal Comitato cattolici per una civiltà dell'amore presso il Pontificio Consiglio Cor Unum. Tra gli altri sono intervenuti mons. Giampietro Dal Toso, sottosegretario del Pontificio Consiglio Cor Unum; Riccardo Sassoli, presidente del Comitato; Mario Bernasconi e Guido Costa, volontari; Alfonso Ippolito, dell'Associazione Convivium Africa, oltre a esponenti di banche, industrie, società di servizi partecipanti ai microprogetti e benefattrici.
I diversi benefici. "I Paesi del Sahel dove il Comitato realizza progetti sono il Burkina Faso, Senegal, Chad, Mali e Gambia. Si tratta soprattutto di microprogetti di sviluppo nel campo sanitario, energetico, agrario, educativo e professionale", spiega Giuseppe Rotunno, segretario generale del Comitato. "Oltre ad almeno 4 microimprese. Con 2.500 euro in questi contesti si riesce a dare avvio a una di queste microimprese creando così nuovi posti di lavoro e scoraggiando la emigrazione verso l'Europa che per molti costituisce l'unica alternativa alla povertà estrema". Il lancio di microimprese genera quindi lavoro, risorse e sviluppo, fattori positivi sia per il territorio beneficiato, "sia anche per le imprese europee coinvolte - prosegue Rotunno -. I ritorni sono positivi sia in termini di immagine aziendale, con la buona reputazione per la solidarietà internazionale che giova in termini di bilancio sociale, sia per la possibilità di detrazione fiscale fino a 70 mila euro degli investimenti effettuati". Per Rotunno "gli effetti per l'Italia sono indubbiamente positivi. S'introduce una nuova cultura industriale di scambio per uno sviluppo integrale finalizzato a contenere la crisi economica globale in corso". Inoltre, "si creano nuove opportunità di collaborazione e impiego per professionisti italiani, occupati o anche disoccupati o pensionati, che possono trovare opportunità di impiego generando benessere e reddito. Così facendo si riduce di fatto il flusso migratorio dal Sahel con lo sradicamento di massa e la frammentazione sociale che ne consegue".
Il vero sviluppo. "L'Africa è il Continente più ricco al mondo in termini di materie prime, ma uno dei più poveri se consideriamo lo standard di vita dei suoi abitanti. La causa principale è stata - e continua ad esserlo - lo sfruttamento iniquo delle sue risorse. Oggi però, sia pur lentamente, le cose stanno cambiando, grazie alla crescita culturale della classe dirigente e politica locale, e grazie anche all'intervento di alcuni Gruppi internazionali che hanno compreso che, rispetto ad una politica di vero e proprio sfruttamento, un'azione di sviluppo consapevole può dare maggiori ritorni nel lungo periodo". Così Alfonso Ippolito di Convivium Africa, un'associazione che opera in Africa da anni ed ha l'obiettivo di promuovere attività di business in partnership con realtà locali, in accordo con i Governi e nel rispetto delle priorità dei diversi Paesi. L'associazione inoltre si impegna a far sì che una parte del ricavato di tali attività venga utilizzato per supportare progetti umanitari. In particolare, in quest'ultimo periodo, Convivium sta sostenendo una scuola di 2.500 bambini nella slum di Kibera a Nairobi, in Kenya.
Il ruolo degli organismi internazionali. Secondo Ippolito, "viene naturale chiedersi come è possibile che l'Africa non riesca a far decollare una crescita economica adeguata alle sue potenzialità. Purtroppo - afferma - al contrario di quanto si potrebbe pensare, anche gli Organismi internazionali non aiutano questo processo, ad esempio la Fao, attraverso il Wfp (world food programme) acquista grandi quantità di frumento negli Stati Uniti per esportarlo in Africa, spendendo enormemente di più di quello che spenderebbe se finanziasse la coltivazione dei terreni africani e la distribuzione locale. Purtroppo le grandi lobby di interesse mondiale non permettono che ciò avvenga, continuando a costringere l'Africa a vivere sotto la pesante sudditanza dei cosiddetti Paesi ricchi". Ippolito afferma poi che "viene dato grande risalto agli importi che i Paesi ricchi stanziano per l'Africa, ma in effetti, se consideriamo il reale beneficio che i Paesi africani ricevono, spesso è inferiore al 10% dell'intero importo ufficialmente stanziato per loro. Se gli importi stanziati venissero interamente spesi a favore dei Paesi africani, la mortalità infantile e la povertà di questo Continente potrebbe drasticamente ridursi in pochissimo tempo e non in una piccolissima percentuale nei prossimi 20/30 anni, come ci viene comunicato dai media a seguito delle affermazioni fatte nei vari summit internazionali".

Luigi Crimella - SIR