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Africa, una speranza dal microcredito
concesso alle donne

Il futuro dell’Africa è donna e passa anche per il microcredito. Lo dicono le esperienze più recenti e innovative di cooperazione allo sviluppo e, in particolare i risultati ottenuti dal Comitato di collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore. Ieri l’associazione che intende promuovere una nuova collaborazione tra le popolazioni povere del mondo e le imprese italiane ha organizzato il Convegno 'Oltre la crisi, la speranza', per fare il punto su alcuni progetti realizzati in cinque Paesi del Sahel (Burkina Faso, Senegal, Ciad, Mali e Gambia). «Già sei progetti – ha detto il segretario generale Giuseppe Rotunno, nel corso del simposio che si è svolto nella sede del Pontificio Consiglio Cor Unum – sono stati finanziati da Banche e industriali italiani in vari settori fondamentali per le popolazioni come: la banca dei cereali, la distribuzione dell’acqua, l’allevamento, l’energia solare, la macinazione del grano.
Occorre ora continuare incrementando questa collaborazione». Decisivo si sta rivelando lo strumento del microcredito, specie quando è concesso alle donne per la creazione di piccole imprese artigiane.
«Nell’ultimo anno – ha detto Guido Costa, esperto di finanza e volontario del Collegamento – il mercato potenziale del microcredito è di 650 milioni di persone, ma solo 150 milioni vi hanno effettivamente accesso. L’80 per cento sono donne». Ma i dati dicono anche che a fronte di un offerta di 30 miliardi di dollari, da parte dei 10mila istituti che concedono questo tipo di prestiti, vi è stata una richiesta di 226 miliardi di dollari. Segno che c’è ancora una grande sproporzione fra disponibilità e fabbisogno.
«Favorire il microcredito – ha fatto notare Rotunno – significa creare lavoro nelle zone povere e anche porre i presupposti per ridurre il fenomeno migratorio verso il Nord del mondo».

Mimmo Muolo - Avvenire