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Convegno

L'AFRICA NERA
UNA TERRA DI SPERANZA PER L'UMANITÀ

Dall'inizio degli anni Novanta ad oggi l'Africa nera interessa sempre meno l'opinione pubblica e i media internazionali. Sulla scena mondiale sono balzati i paesi dell'Est europeo dopo il crollo del Muro di Berlino, il "boom" economico di Cina, India e di altre "tigri" asiatiche, le guerre in Iraq e in Afganistan, e ultimamente la "primavera araba" che sta segnando, si spera, la fine delle ultime dittature nel mondo islamico. In genere, l'opinione pubblica occidentale vede il continente nero come una palla di piombo al piede che frena la crescita del mondo globalizzato. Ma questa è una visione assolutamente miope. Negli ultimi vent'anni l'Africa al disotto del deserto del Sahara ha compiuto un cammino di cui siamo scarsamente informati. Alcuni dati: le guerriglie attive (in genere tribali) che nel 1990 erano 16, oggi sono 5; i paesi africani che da dieci e più anni crescono economicamente sono una trentina; il sistema democratico con stampa d'opposizione, libere elezioni e alternanza al potere, sta gradualmente affermandosi. Insomma, l'Africa nera è diversa da come è comunemente presentata dai media internazionali che parlano solo e sempre degli aspetti negativi, quasi mai di quelli positivi dell'evoluzione di un continente. Dobbiamo tutti rivedere un certo "afro-pessimismo" che è diventato abbastanza comune nell'opinione pubblica almeno in Italia.
L'Africa chiede oggi soprattutto all'Europa una solidarietà fattiva che l'aiuti a continuare il suo cammino di auto-stima e di redenzione. Invece, negli ultimi 15-20 anni, mentre l'Occidente riduceva la sua presenza, sono entrate in campo la Cina, l'India e altri paesi orientali, Giappone, Corea del sud, Taiwan, ecc. Ma l'Africa è il continente geograficamente e storicamente collegato con l'Europa; non solo, ma l'aiuto che gli africani chiedono è soprattutto quello di una fraternità e sussidiarietà che l'Oriente, in questa sua fase storica, non può dare.
Nel suo secondo viaggio in Africa (19-21 novembre) Papa Benedetto XVI ha dato del continente una visione rivoluzionaria, quando ha detto: "Questa freschezza della vita che c'è in Africa, questa gioventù piena di entusiasmo e di speranza, ma anche di umorismo e di allegria, ci mostra che c'è qui una riserva umana, una freschezza del senso religioso, una percezione della realtà nella sua totalità con Dio; non questa riduzione al positivismo, che restringe la nostra vita, la fa un po' arida e spegne anche la speranza.... Un umanesimo fresco quello che si trova nell'anima giovane dell'Africa... qui c'è ancora una riserva di vita e di vitalità per il futuro, sulla quale possiamo contare"; e più avanti ha detto: "L'Africa è una terra di speranza per l'umanità". In altre parole, l'Africa ha bisogno dell'Europa e l'Europa ha bisogno dell'Africa.
L'iniziativa "L'Europa abbraccia l'Africa", promossa dal "Comitato di Collegamento di cattolici per una civiltà dell'Amore" mi pare che vada nella giusta direzione. Non un aiuto economico-tecnico che si fermi agli aspetti materiali, ma dei micro-progetti che coinvolgano i popoli nello scambio di valori e nella ricerca di un nuovo umanesimo, senza il quale lo sviluppo economico-tecnico diventa facilmente disumano. Il "Comitato di Collegamento" ha una buona esperienza in questo campo, che gli è garantita dalle sue origini e dai suoi contatti col mondo missionario e del volontariato internazionale attivi nel continente africano. Il rapporto fra Europa e Africa deve essere soprattutto un ponte fra popoli e culture, in vista di un'educazione vicendevole ai valori che rendano il mondo più vivibile per tutti.
Perché noi europei dobbiamo aiutare l'Africa e abbiamo bisogno dell'Africa? Non solo per un motivo di giustizia e di solidarietà umana e cristiana, e per le pesanti responsabilità che storicamente l'Europa ha contratto verso i popoli africani. Ma anche per due motivi molto concreti:
1) L'Africa, aiutata a crescere ed a stabilizzarsi entrando nel mondo moderno, in parte già lo è ma ancor più lo sarà in futuro, il miglior partner per l'Europa. In tutti i sensi: materie prime, mercato, mano d'opera giovanile, turismo, stimoli e scambi culturali e religiosi, ecc.
2) L'Africa nera, già oggi per il 23% cattolica e per più del 50% cristiana, ha "un umanesimo fresco... una riserva di vita e di vitalità per il futuro, sulla quale possiamo contare". Sono parole ben calibrate del Papa che aprono scenari nuovi alla ricerca di un senso della vita, molto comune nel nostro popolo. Stabilire, attraverso i micro-progetti, rapporti di conoscenza, solidarietà e sussidiarietà fraterna con i popoli africani, con la convinzione che anche loro hanno molto da dare a noi, credo che sia una proposta meritevole di essere accolta.

P. Piero Gheddo