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Avvenire

Contro miseria e migrazioni forzate
anche la forza sana dei microprogetti

Caro direttore,
grazie innanzitutto per l’informazione che Avvenire garantisce. Le scrivo mosso dal suo intervento del 17 maggio sulle "migrazioni forzate", sulle quali anche giovedì della scorsa settimana Papa Francesco ha richiamato la riflessione e l’azione di diplomatici dei vari continenti. Sono convinto che di fronte a questo doloroso fenomeno, oltre a rimanere sgomenti, grazie a Dio, si possano offrire soluzioni fattive e radicali. Proprio quello che sabato scorso auspicava, in dialogo con lei, Gianfranco Cattai, presidente della Focsiv. Intanto ricordo che, tramite Carlo Casini, presidente uscente della prima Commissione del Parlamento europeo, abbiano già ottenuto dal presidente Barroso e dai suoi euroministri sostegno al Piano "Europa abbraccia l’Africa", che mira a liberare dalla logica esclusivamente "macro" gli aiuti all’Africa e ai Paesi in via di sviluppo, privilegiando la via di microprogetti condotti con il coinvolgimento delle nostre piccole e medie imprese e orientati a uno sviluppo solidale dei popoli: progetto caldamente condiviso a inizio d’anno anche dal Governo italiano (Avvenire del 2 gennaio 2014). Perciò mercoledì 21 maggio, davanti all’evidenza di un fenomeno drammatico, persistente e davvero epocale di emigrazione di massa verso l’Europa, abbiamo pubblicamente richiesto alla Ue, con una lettera proposta alla firma dei movimenti cristiani, un intervento innovativo di lavoro nella propria terra a favore di tante povere famiglie, costrette altrimenti a sradicarsi dai loro Paesi. L’Iniziativa Ue sarebbe effettivamente realizzabile anche grazie all’esperienza già sperimentata di sostegno al lavoro dei capifamiglia poveri attraverso l’iniziativa «Adotta un papà nel sud del mondo» lanciata nel 2001 con l’approvazione di Giovanni Paolo II e realizzata grazie alla straordinaria realtà dei missionari che operano nelle diverse realtà. Anche così si possono salvare dalle tragedie dell’emigrazione forzata migliaia di famiglie, tante in più di quanto abbiamo fatto volontaristicamente finora (oltre 1.300) e si può dare forza a una modalità nuova di solidarietà euro-africana, rinsaldando e facendo crescere, con le famiglie stesse messe in relazione tra loro, le basi fondanti di entrambi le società continentali. Vogliamo condividere con i lettori di Avvenire, a conclusione della "Preghiera per l’Europa" che abbiamo promosso come Comitato di collegamento cattolici per una Civiltà dell’Amore, questa nostra richiesta alla Ue a favore di tante famiglie d’Africa, altrimenti costrette a sradicarsi dalla loro terra. Un fraterno saluto.

Giuseppe Rotunno, segretario del Comitato di collegamento cattolici per una Civiltà dell’Amore.

Lo sa, caro ingegner Rotunno, diamo sempre conto volentieri di iniziative concrete di solidarietà e di cooperazione internazionale e cerchiamo di garantire loro, per quanto ci è possibile, spazio informativo e sostegno morale. Ma, soprattutto di questi tempi, registriamo e condividiamo addirittura con entusiasmo le proposte "dal basso" che riescono ad arrivare al cuore delle Istituzioni pubbliche, anche di quelle Istituzioni europee che – per diversi e non sempre fondati motivi, come abbiamo dimostrato con la bella e documentata analisi di Giovanni Maria Del Re pubblicata lo scorso 30 aprile – vengono percepite quasi solo come motore e ricettacolo di inutili, capziosi e spesso arcigni eccessi burocratici. Mi auguro che la vostra iniziativa abbia successo, che si punti di più – grazie al fattivo appoggio dell’Unione Europea – anche sulla dimensione del microprogetto che cambia davvero la vita delle persone e della famiglie e costruisce una rete capace di unire realtà locali e produttive dell’Europa e di altri continenti, in particolare dell’Africa. La strada del futuro e della giustizia passa davvero anche di qui, oltre che per le grandi scelte di collaborazione, di equità e di sviluppo sostenibile che pure devono essere compiute e condotte con efficacia da governi e organizzazioni internazionali, pungolate e – per così dire – "vigilate" dal vasto, sobrio e generoso universo del volontariato non governativo e dallo straordinario mondo missionario. Ricambio di cuore il suo fraterno saluto.

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire